Mirella Crapanzano

quel fiore nero

inaspettato

quel fiore nero sulla bocca

è la mia ragazza la finestra d’ombra

che finge miele dai calici,  si attarda

con gli ulivi sui crinali,  mostra il fondo

dei pozzi, le stanze prive di confini dove caccio il chiasso

dei sogni, le costellazioni marine, i gusci delle cipree

le metamorfosi dei corpi, le tue parole mai scritte

altrove avrei una via d’uscita

quell’odore di seni che confonde la notte, i gelsomini

 

diramazioni

c’è poca consuetudine a staccarsi

dalle ombre quando raschiano ai muri

si appropriano di lingue nuove

incomprensibili, dapprima, poi mettono radici.

così le ripetiamo ignari, ne accarezziamo i contorni,

una lunga fila che ingiallisce persino i ricordi

che innesta nuove linee.

una diramazione di vene che lascia segni

e morde

 

smetto di essere trasparente

smetto d’essere trasparente

attacco una rotta alla nuca, macino acqua

trituro aria salmastra, la stessa in fondo all’utero, alla gola

m’insedio sulla prua, gli occhi ai quarti bianchi in alto

recito l’inverno.

stanotte ho poche profezie prima di cadere in gocce

-restami sopra – come petali ordinati in fila

dentro rose asserragliate ai muri, disposte in guerra.

prima di una metamorfosi il rosso scolora dentro le stive

non c’è terraferma da toccare

ancora

Brevi considerazioni:

Ombrosa, cupa, a tratti misteriosa fino a risultare sensuale, la poesia di Mirella si presenta con un linguaggio altamente comunicativo, dove le immagini si susseguono in maniera quasi “concreta” e per questo tangibile.

Soffermandoci sulla semantica, sul ritorno di alcune parole ed atmosfere, potremmo affermare di trovarci dinnanzi ad un quadro davvero “onirico” sì, ma anche claustrofobico. Le ombre aleggiano nei primi due testi, i muri s’innalzano nella seconda e terza composizione, mentre le metamorfosi si manifestano nei versi della prima e terza lirica. Abbiamo richiami inequivocabili alla desolazione: nero – stanotte – fondi – pozzi che insieme ai termini precedenti creano uno stato di avvilimento, di oppressione. Una sensazione che pare avere inizio dai titoli, questi ultimi, infatti, messi  in sequenza aprono e chiudono un ciclo: quel fiore nero, diramazioni, smetto di essere trasparente. Quasi ad esorcizzare il dolore che vede l’incipit in quel bocciolo demoniaco, poi l’abitudine comporta una certa assuefazione alle tenebre fino a quelle radici che sviscerano diversi sentieri “con i denti”. In ultimo, l’affermazione di sé, anche solo per un minuto, quel sapere dove cercare, cosa volere conduce alla trasmutazione apparente.

L’introspezione é il leit-motiv che pervade questa selezione di opere. A scavarsi dentro, spesso ci si crepa e si aprono così piazze deserte e sotto, ancora più sotto annaspa sabbia fra le dita dei piedi. Questi giri concentrici mostrano il /fondo dei pozzi/le stanze prive di confini dove caccio il chiasso dei sogni/ le costellazioni marine/ i gusci delle cipree/le metamorfosi dei corpi, si tratta dunque, di veri e propri fiori neri – ragazze ribelli che /fingono miele dai calici/ e poi –inaspettatamente- si sentono soffocare.

Le diramazioni sono fili invisibili, percorsi alterati da una immaginazione che, comunque sia, incide sulla realtà stessa. Si corre così il rischio di /ingiallire (persino) i ricordi/, sembra quasi la fuga dei sogni, la decisione inconsapevole o meno di unirsi alle ombre, alla moltitudine, a quella massa informe che genera il sospetto, dove tutto e niente hanno contorni labili e le definizioni si perdono in linee ancora sconosciute.

Smetto di essere trasparente, quasi fosse un’imposizione all’esistenza, la voglia di farsi materia anche facilmente scavalcabile, sentirsi parte di qualcosa o qualcuno, alla ricerca disperata di una destinazione, un attimo immenso. Nell’autoaffermazione, prima della metamorfosi, dopo la rappresentazione scenica dell’inverno , in un andirivieni boccheggiante di emozioni “bagnate” dal gusto salmastro,  si toccano apici alquanto sensuali, nello smottamento dei sospiri rivivono i sensi, l’essenza,  la sostanza, l’intero arco vitale come in un cerchio che non sa quando inizia, né il punto preciso ove finisce, ma avverte l’importanza della sua unione.

Bio:

Mirella Crapanzano, nasce ad Agrigento, nel ’59. Pittrice e appassionata d’arte. Si occupa anche di allestimenti scenografici e collabora con TeatroLila di Torino, della rete internazionale di donne nel teatro The Magdalena Progect. Vive a Damanhur, da oltre 15 anni, nelle valli del Canavese, a pochi chilometri da Ivrea.

Antologie: “Senza Fiato” 2008 Fara Editore, “Verba Agrestia 2010″ Lietocolle, “Metamorphosis” Versinvena 2010, “Il segreto delle Fragole Diario Poetico 2012″ Lietocolle, “Arbor Poetica” Lietocolle 2011.

Altri testi in rete

http://contaminazionipoetiche.wordpress.com

http://thecatswillknow2012.wordpress.com

http://larosainpiu.wordpress.com/2011/11/04/mirella-crapanzano-generazione-di-parole-inediti/

http://federicavolpe-poetry.blogspot.com/2011_06_01_archive.html

http://lastanzadinightingale.blogspot.com/search/label/mirella%20crapanzano

http://poetarumsilva.wordpress.com/2012/01/17/inediti-di-mirella-crapanzano/

8 pensieri riguardo “Mirella Crapanzano

  1. non conoscevo questa scrittura e leggere mi ha messo “in attesa”
    di cogliere visioni, ascoltare suoni e silenzi di ombre
    molto “popolata” e viva questa parola, traghettata dal sogno al reale, come a creare cerchi e ad avvolgere la materia per viverla

    un saluto
    elina

  2. Grazie Francesca per l’ospitalità e la tua attenta analisi. Un abbraccio, cara.
    E un grazie anche ad Elina e Sebastiano, sempre generoso…

  3. *Diramazioni* è la mia preferita, ma in ogni tuo scritto emerge quella linea leggera
    e soave che sa *allacciarsi* al vissuto, che tanto ricerco in poesia.
    un caro saluto dal lago, di sera…
    c.

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