Daniela Casarini

*

Lo stormire delle formiche

bastava un passo, sullo stormire delle formiche
per dare varco a un peccato senza redenzione
un inconscio obbligatorio
padrone mio, fratello, fiato mio, onnipotente
che tutto porta scritto anche le epidermidi

– chinati a terra, non voltarti – disse – a sette, a sette
aggiungeresti urla alle persiane che già
hanno fessure troppo larghe
sempre più dolore entra, la smorfia quasi
rivolta al muro e un tremare di labbra sul bicchiere

allora provo a tratteggiare un pezzo di cuore e dalla finestra
lascio entrare il ramo d’acero dove le potature
non saranno semi femminili, o semi di madre
là sulla gogna di un tetto, là senza chiavi una distrazione
sempre voluta, accanto. accovaglie di pipistrelli
escono all’imbrunire come un volo che trema, i vetri

avremo già fame, sulle macchie dei tulipani, e io mi afferro
torno alla prima persona

*
Concerti

Avresti ricordato tutte le case di vacanza
di quali onde ne furono concerto, quali fili d’erba
oppure pagine nel letto, di nomi, di paura

di mostrare consensi ai voli dei falchi
di stringere nel pugno i voli dei falchi

E gli anni a passare come ringhiere, come
poveri cristi attorno, a spogliare soggetti
tanto più in fondo quanto
il tempo
di essere stati bambini, a darci la mano
così stretta da spuntarla sempre, con il dolore

Non sarò più nulla né nessuno, per definizione
di chi lapida slanci, affetti, libero arbitrio

i luoghi
così come li sento
ritratti da quel giardino, che lasciai
coi suoi concerti di onde e fili d’erba

Mi chiamano a ballare , mi chiamano a ballare la mia cecità

avanzerò un fantasma, un nome, un rimasuglio o pensiero
che apra quattro mani ai rintocchi del mio seppellire

*

Segnature

Uscirò dagli abiti scuri, dallo stempiato dei capelli
ammainati come bandiere

Le mani sono a morsi

Le porte si apriranno, me lo aspetto
vedrò i riverberi al di là
dove il mondo è mondo. La strada che sovviene
è quella ombrosa e le mattine
rilasciano il dolore
attraverso il sangue, che picchietta
sulla mia commedia

Se questa mai sarà la guarigione
torno alle grate della segnatura
all’aure candide
veleggiante
sul collo della montagna
con le margherite e il significare del vento
l’origano, i seni fuori dagli orli

sarò l’inclinazione di un corpo
tendente
alla genuflessione
Sarò la mia stessa genuflessione
nell’odore che viene prima di ogni pioggia

Di goccia, un tramite ai rosai
lo sterrato a maggio
l’anello da benedire come una reincarnazione

.

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Brevi considerazioni:

Quanti nickname può agognare un’anima sensibile? Quante noi si celano in un unico nome?  E quanti possono essere i voli pindarici voluti dalla mente? Il dolore è vero dolore o ricerca ossessionata e ossessionante di sentirci materia vivente che arranca, mentre attraversa quel marasma di cose che reca il nome di esistenza?

Bene, le domande non finiscono e di risposte non ne trovo, ma sono gli stessi versi a fornire nuovi fondali e altrettanti punti interrogativi. E che versi, quelli di Daniela Casarini, con tutte quelle “lei” che artisticamente incarna, alloggia, raccoglie come madre premurosa, come amante gelosa, come sorella di moine, figlia ribelle eppure diligente, come pittrice di paesaggi – stati d’animo completamente lontani dall’essere naif.

Di certo non ho, né l’intenzione, né tantomeno la presunzione di semplificare -in questo spazio- alcuno dei suoi testi, ma solo chinarmi a cogliere quelle sfumature che come pennellate li decorano o almeno tentare di farlo.

In “lo stormire delle formiche” abbiamo quasi una trasmutazione, un essere qui e non qui, ma lì o là; dove il mormorare delle formiche, “fruscia” strani pensieri, aldilà di ogni compassione,  per dare vita ad un’altra vita; ed ecco che si lascia un varco a quel “peccato senza redenzione” e si avverte forte la spiritualità  in questi versi, non solo nei termini esplicativi ma nelle invocazioni – padrone mio, fratello, fiato mio, onnipotente-.  Ci troviamo dinanzi ad un desiderio che ormai dissangua l’autrice, quello di essere qualcun altro, qualcos’altro, in un susseguirsi d’immagini, quasi scatti della mente, fantasie o magari allucinazioni. L’inconscio è atto dovuto per stessa ammissione della Casarini, l’azione-reazione, come libera espressione pressocchè animale è diktat perenterio pienamente fruibile. Fino alla chiusa, capace di regalare occhi dischiusi dopo un sogno troppo breve, risveglio poco meno che violento in quel e io mi afferro/torno alla prima persona.

“Concerti”,  invece, ha la nostalgia dei ricordi: le vacanze al mare (“avresti ricordato tutte le case di vacanza”) la formazione artistica ( “a spogliare soggetti tanto più in fondo quanto il tempo”), e per finire il senno del poi che inevitabilmente tocca e schiarisce (Mi chiamano a ballare , mi chiamano a ballare la mia cecità/avanzerò un fantasma, un nome, un rimasuglio/o pensiero che apra quattro mani ai rintocchi del mio seppellire”). Nel tramite scorgiamo quella serie di esperienze che ci fanno – ad un certo punto-  grandi: speranze – delusioni ( “di mostrare consensi ai voli dei falchi/di stringere nel pugno i voli dei falchi”), la voglia irrefrenabile di farsi accettare, le volte in cui ci siamo senti padroni del mondo e poi le amicizie, promesse fatte sottovoce a noi stessi, imparare dagli errori, frenare le esternazioni (“non sarò più nulla né nessuno per definizione di chi lapida slanci, affetti, libero arbitrio”). Doveroso indi è il cambio di marcia, apparire diversa, esserlo davvero? Interessante la chiusa che sembra organizzare una specie di commemorazione a ciò che si è stati, suggestivo il fantasma  che spazia/danza al suono di un concerto: onde e fili d’erba a celebrare. Quello stesso avanzo di fantasma -pensiero, d’altro canto, prospetta la possibilità di un quattromani-duetto “ai rintocchi del mio seppellire” (splendido verso) , come ispirazione – dichiarazione – manifestazione di un rimpianto  che si cerca di occultare ma che poi anima un vero e proprio spettacolo di cordogli.

“Segnature” ha tutto del trapasso, vedere, -letteralmente- la luce, svestirsi della materialità; davvero evocativa l’immagine dei capelli ammainati come bandiere. Il titolo fornisce indicazioni particolari, significa insieme di pagine che costituiscono un elemento dell’intero lavoro editoriale, partendo cioè da un unico foglio. Quell’unico foglio di partenza è l’autrice,  le emozioni, gli anni, le esperienze, i sodalizi, gli amori sono l’intelaiatura. Ma il titolo potrebbe richiamare anche altro, artisticamente parlando e mi riferisco alle Stanze della segnatura di Raffaello, che con ogni probabilità hanno influenzato l’asteta Daniela. Essa contiene i più famosi affreschi del pittore. L’ambiente prende il nome dal più alto tribunale della Santa Sede, la “Segnatura Gratiae et Iustitiae” e si propone di rappresentare le tre massime categorie dello spirito umano: il Vero, il Bene e il Bello, tutti temi che scorgo come perle fra i versi.

Il Vero:

Uscirò dagli abiti scuri, dallo stempiato dei capelli
ammainati come bandiere

Le mani sono a morsi

 

Il Bello:

torno alle grate della segnatura
all’aure candide
veleggiante
sul collo della montagna
con le margherite e il significare del vento
l’origano, i seni fuori dagli orli

 

Il Bene:

sarò l’inclinazione di un corpo
tendente
alla genuflessione
Sarò la mia stessa genuflessione
nell’odore che viene prima di ogni pioggia

Sono solo supposizioni, certo, ma se chi scrive riesce ad aprire mille congetture, se riesce ad insinuare dubbi, se ha il potere di incanalare nel tuo ventre emozioni non tue, è di certo arte, appunto poesia.

f.c.

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Bio:

DANIELA CASARINI vive e lavora a pochi chilometri dalla sua città natale, Voghera, in provincia di Pavia. La sua formazione artistica avviene essenzialmente nel campo della pittura, disciplina che pratica fin dall’età scolastica. Diplomata al Liceo Artistico, mette a frutto le sue doti creative, con mostre di pittura e di disegno. La passione per la scrittura è di gran lunga successiva. Essa irrompe in brevissimo tempo, nel gusto di selezionare attimi, che siano attimi di conoscenza di sé, fuori dal clamore, per arrivare a scegliere o a escludere nella ferma comprensione dell’io.

Nonostante la sua attività poetica sia iniziata da pochi anni, la sua poesia è presente su diverse antologie, blog e riviste letterarie di prestigio.
Tra tutti: L’antologia di “The Cats Will Know” (feb 2007)
HISTORICA-IL FOGLIO LETTERARIO (nov-gen 2008/2009);
il blog letterario VDBD (luglio2009/novembre 2012)
Clepsydra,Edizioni-Ebook di poesia (ott 2009)
il blog letterario “Le vie poetiche” in Ebook, video e singoli testi (anno 2010)
Ha condotto lei stessa, un blog letterario collettivo. E attualmente amministra un forum-laboratorio di poesia.
Ha collaborato con Anila Resuli per Clepsydra Edizioni e Poesia 2.0, per le rispettive sezioni video.
Con Anila Resuli, inoltre ha in corso una raccolta di poesia a quattro mani.

4 pensieri riguardo “Daniela Casarini

  1. Quello che hai scritto su Daniela, cara Francesca, è, innanzitutto, vero!
    Rimarrebbe il “magnifico”, il “bello”, ecc. ecc. ma ogni parola è vera.

    Vorrei aggiungere che, ho sempre considerato la Casarini, un autore poliedrico, dalla scrittura mobile e nobile, dalle capacità descrittive imprevedibili. Lei, interamente connessa ai molteplici aspetti con i quali la quotidianità si avverte, riesce a posizionare ogni gesto, ogni suono, ogni parola al posto giusto senza temere (ne potrebbe aver motivo) fraintendimenti. La sua poesia, spesso dalle inusuali strutture e linguaggi, si muove come acqua chiara agli occhi del lettore (magari alla seconda lettura) che usufruisce di una gamma vastissima di oggetti metaforici e richiami efficacissimi al “tutt’intorno” comune.
    Sperimentalista instancabile, ma anche ottima trasformista, Daniela Casarini, quando scrive, esce dal tempo e si inoltra nei territori inesplorati dove le sue “diverse” realtà s’incontrano e diventa difficile riuscire a distinguere la scrittrice del mese prima.
    Conobbi la Casarini presso i vari forum che frequentavo anni fa e nei diversi siti era iscritta con nik diversi. Devo dire che non mi venne facile collegarli, infine ad una sola persona. Ma c’è da dire che tutti quei personaggi (quattro) riuscivano a farmi innamorare della loro scrittura e solo dopo le “rivelazioni” riuscii a trovare dei collegamenti, ma talmente minimi che a tutt’oggi potrebbero lasciarmi dubbi.
    Lei mi ha insegnato la molteplicità delle forme e delle significanze nella scrittura nonché le immense possibilità che può avere un poeta nel creare. “Ogni giorno non è uguale ad un altro” dice, e noi cambiamo istante dopo istante come l’acqua di un fiume. Per lei, ed oggi anche per me, non è importante la possessione di uno stile ben definito, bastano alcune tracce!

    Amo la scrittura di Daniela Casarini, poeta consapevole e imprevedibile.

    Grazie davvero Francesca per questa tua disamina che permette un ottimo approfondimento su questa autrice di grande autorevolezza.

  2. Ho poco da aggiungere a quello detto da Sebastiano e Francesca, che hanno saputo incastonare Daniela perfettamente, cameo poetico in un periodo di grande confusione. Vorrei aggiungere come Daniela sia contraddistinta da una generosità poetica che non è di tutti, da un piacere tangibile nel fare e parlare e disegnare poesia, aprendosi continuamente a nuovi stimoli, e aprendo finestre senza vetri dalle quali ognuno di noi può affacciarsi, sicuro di trovare una presa salda ad accompagnarlo in mondi colorati da mille riflessi. Un viaggio, quello di Daniela, in continua evoluzione che si frantuma in tante briciole offerte a chi le vuole cogliere, senza distinguo. Grazie e grazie per questo articolo che la sottolinea magistralmente

  3. Passo a darti la buona domenica, Francesca. Già sai quanta emozione mi ha suscitato la tua analisi a queste miei poesie. Credo di averti mandato tre dei testi a me più cari, insieme a pochi altri che ho scritto nello stesso periodo. Sono davvero soddisfatta di tutta la tua analisi. Non potevi entrarci nel modo migliore. Il terzo poi, lo hai illuminato, compenetrandolo alle “stanze della segnatura”.

    L’emozione s’è poi amplificata con gli interventi degli amici più cari.

    Purtroppo questo periodo è stato costellato di feste e per venire qui, mi occorre un’attenzione che questi giorni non hanno consentito.

    Per ciò lascio questo pensiero veloce a te, con il mio profondissimo GRAZIE.
    Ma torno per comunicarti con calma quello che mi hai dato con le tue “brevi considerazioni”… e gli amici con la loro presenza.

  4. oh! finalmente arrivo! a ringraziarvi delle belle parole spese poichè Daniela le merita davvero tutte. Sebastiano sei riuscito ad arricchire questa mia disamina ed Annamaria coglie quelle qualità proprie dell’autrice. So già che Daniela ritornerà ed io al momento attendo, attendo con ansia. Una buona serata a voi!

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