Natalia Bondarenko

*

Potrei prenderti così, come ti ho trovato,

sporco di pallonate prese in pieno petto,

lavarti e centrifugarti per bene, stendendoti

al sole (sperando che splenda).

O come  un semplice grigio zerbino peloso.

Toccarti con le suole conforta le idee,

spillarti coi tacchi è un anticipo per i torti futuri.

Ma meglio di tutto, vorrei prenderti dal cassetto

come  una tovaglia austriaca, rossa,

a quadratini, così, leccandomi le dita

riuscirei da ogni tuo centimetro a raccogliere

le piccole briciole di pane

toccando per forza la tua anima.

Dal libro “Terra altrui”

.

.

.

***

Mi chiederai di sognare il passato, senza conoscerlo –

il peso esagerato delle valigie sul cuore,

lo starnuto maleodorante del treno prima della partenza

decisa in un battito d’occhi, decisa per sempre,

alla presenza dell’unico lampione in tutta la stazione

poco sobrio, poco lucido di pensieri

mi chiederai di sognare la vita di oggi poco chiara

e senza risposte alla richiesta lecita di essere felice,

le mie paure della montagna all’orizzonte,

delle onde di mare irritate prima della burrasca

e della gente spregiudicata che lo affolla compreso

come si dice

gli uomini con le lingue senza ossa

e le donne con le forme inopportunamente esagerate

credo avrai  paura di chiedermi di sognare il domani –

ho troppe rughe attorno agli occhi

per ricordare la loro provenienza,

la diffidenza padroneggia ogni scalino da affrontare

così, prima di fare la guerra alla mia notte di sempre,

alla mia notte insonne

scriverò lettere a qualcuno non più in vita

senza mai spedirle,

confiderò a me stessa l’inutilità del dolore

e le finestre ad Est, chi sa perché, terrò sempre aperte.

Dal libro “Terra altrui”

.

.

.

***

Lo so che con una scusa qualsiasi

un giorno mi cercherai,

di nuovo,

per preservare la tua vecchia abitudine

di avermi. A piccole rate.

Perché la routine della vita ti scoccia

e la pioggia incessante ti fa pensare

alla fine (temporanea) del mondo.

Non mi guarderai con gli occhi di prima,

ma mi toccherai con le mani di sempre,

sistemando in ogni angolo del nostro passato

i tuoi sospiri

e i miei pentimenti.

Dal libro “Terra altrui”

.

.

.

***

Non c’è più,

non c’è la pioggerella adolescente

che mi scombussolava i capelli e

appiccicava i vestiti

alla mia insolita  magrezza d’amore,

e quel qualcuno che approfittava con la bocca

a sorseggiarla dal mio pallido visino.

Soltanto le gocciole con il tam-tam perfido,

chiassoso come mai,

con poche parole confortanti,

l’adulatore senza tregua,

e l’usignolo scappato dalla gabbia,

non trovando  più pace

sempre pronto a commettere

iniquità con il mio cuore.

Non c’è più,

non c’è più la pazienza

di distinguere  le stagioni  dell’amore.

 

dal libro “Profanerie private”

.

.

.

***

Piove,

piovo anch’io

di apatia convulsa

ormai quasi cronica.

Piovo dalla voglia di non volere nulla

Tranne che allungare la mano per cogliere la bacca rossa

e schiacciarla nel pugno obbligandola a sanguinare.

Piovo di rabbia guardando il calendario –

sono troppi i giorni in un mese,

lunga la settimana

troppi i giorni in un giorno (senza contare le notti

che hanno tutt’altra contabilità disumana)

Piovo di indecisioni prese

battagliando con le mie freddezze

e di assenze

cresciute come  grattacieli nei quali mi tocca abitare

quando piove

perché piovo anch’io

con la consapevolezza di una resa vestita di nuovo.

 

dal libro “Profanerie private”

 .

.

.

***

Dunque

sei un tormento.

Un tormento un po’ incapace.

Non sapresti ballare né sotto la pioggia,

né sotto le stelle. Non sapresti urlare

sotto voce, né friggerti a fuoco lento,

né battere i denti congelando l’ultimo saluto,

né essere sicuro di te stesso. Guarderesti

lontano per prevedere in anticipo gli scogli

per arrivare al ‘dopo di me’ prima ancora

di partire, calcolando la distanza di sicurezza

fra due bocche ben chiuse, stabilendo

la frontiera per tenere lontani (in qualche modo,

tutto tuo) due corpi stanchi. Dunque,

non sapresti leggermi più di una pagina,

figuriamoci fra le righe. Figuriamoci

i sottotitoli. Figuriamoci fino alla fine.

Non potresti mai essere una disgrazia o

una coincidenza. Soltanto un innocuo tormento.

Come sempre.

.

.

.

***

Avverto l’impercettibile
nota dello sgomento,

dove si radunano
le sensazioni del dolore.
Del mio pianto farò righe

di selvaggi scarabocchi

da leggere a qualcuno

che non è in grado più

di sentirmi.

 .

Brevi considerazioni:

Quando qualche anno fa lessi per la prima volta Natalia ne rimasi estremamente affascinata. La sua scrittura  possiede quelle caratteristiche che scatenano la mia curiosità e di conseguenza mi fanno apprezzare ed innamorare perdutamente della poesia.

Una di queste è la potenza espressiva, intesa come vero e proprio pugno in faccia, calcio agli stinchi, quella lettura che incide o quantomeno provoca lividi; quella che non puoi dimenticare e che ti risuona dentro quasi e più di un’emozione tua.

Una forza dunque, quasi coraggio pienamente percepibile in questo incipit memorabile:

Potrei prenderti così, come ti ho trovato,

sporco di pallonate prese in pieno petto,

lavarti e centrifugarti per bene, stendendoti

al sole (sperando che splenda).

 

E poi:

 

O come  un semplice grigio zerbino peloso.

Toccarti con le suole conforta le idee, 

spillarti coi tacchi è un anticipo per i torti futuri

 

ove l’autrice sembra dar sfogo ad una sorta di frustrazione insita nel desiderio di avere.

Una passione sensuale e totalmente femminile, una poesia cruda e senza fronzoli che sa toccare le corde dell’anima.

Le parole s’affollano sulla carta e nella mente, i dubbi varcano ogni movenza e quello che poteva essere, il non-stato, non accaduto provoca stati d’ansia, veri e propri attacchi di panico.

 

così, prima di fare la guerra alla mia notte di sempre,

alla mia notte insonne

scriverò lettere a qualcuno non più in vita

senza mai spedirle,

confiderò a me stessa l’inutilità del dolore

e le finestre ad Est, chi sa perché, terrò sempre aperte.

Chi possiede il dono del pensiero ha notti insonni davanti a sé, perché chi riflette difficilmente accetta l’esito dei giorni turbolenti; le cose fatte e non fatte plasmano quello che siamo con tutte le piccole paure, con tutte quelle rughe che ci hanno reso grandi davanti agli altri e deboli allo specchio. Perché il dolore è più un patto con noi stessi, che una condizione inflitta e lacerarsi diventa quasi routine, ma la speranza è un fiore che nasconde sempre le sue radici.

Ogni  testo ha cento storie dietro sé, tanti discorsi aperti, iniziati da un bel po’, nella mente, nel cuore, negli occhi come film già visti, architetture inventate, amori esplorati e persi, vinti. Ogni passo avanti diventa penitenza da espiare nei secoli bui della memoria.

 

Non mi guarderai con gli occhi di prima,

ma mi toccherai con le mani di sempre,

sistemando in ogni angolo del nostro passato

i tuoi sospiri

e i miei pentimenti.

 

Si può affermare che N. colloquia con i versi e la sua è una calma invidiabile e allo stesso tempo spiazzante e devastante; come una vera artista purifica la parola, la amplifica, nella sua estrema  semplicità. Si tratta di una poetica moderna che sa spogliarsi di ogni arcaismo, di ogni enfasi  che finirebbe per appesantire  un racconto dalle ambizioni piuttosto chiare: c’è chi della poesia fa un esercizio stilistico, chi scrive per gli altri, chi racchiude fra le righe una qualche lezione di vita, chi  usa la penna per sfogarsi, chi affida ad una serie di sillabe quelle emozioni, ricordi, sensazioni che altrimenti resterebbero chiuse in qualche stanza della mente.

Le reminescenze si mescolano così a giorni recentemente vissuti e le descrizioni reali e minuziose dei fatti ci riportano ogni impressione, ogni sospiro che ha trovato spazio all’uscita.

Soltanto le gocciole con il tam-tam perfido,

chiassoso come mai,

con poche parole confortanti,

l’adulatore senza tregua,

e l’usignolo scappato dalla gabbia,

non trovando  più pace

sempre pronto a commettere

iniquità con il mio cuore

 

perché ci sono periodi in cui la noia, lo sdegno,  la diffidenza, la delusione, l’indecisione si fanno massi  insormontabili e “piovere di rabbia guardando il calendario” diventa atto dovuto ad una esistenza che ha fin “troppi giorni in un mese” e “le assenze cresciute come grattacieli” sono palafitte contro la pioggia.

La rassegnazione è un po’ il leit motiv che sembra attraversare questi testi e l’autrice in una ironia quasi triste ammette che:

dunque,

non sapresti leggermi più di una pagina,

figuriamoci tra le righe. Figuriamoci

i sottotitoli. Figuriamoci fino alla fine.

Non potresti mai essere una disgrazia o

Una coincidenza. Soltanto un innocuo tormento.

Come sempre.

 

Come legittima sopportazione ad un fastidio che non può altro che sussistere.

 

f.c.

Biografia:

Natalia Bondarenko (Udine)

Nata nel 1961 a Kiev (ex Unione Sovietica) in una famiglia d’artisti.

Nel 1990 si trasferisce in Italia. Attualmente vive e lavora a Udine.

Scrive da sempre nella sua lingua madre, in particolare ha scritto sceneggiature per spettacoli universitari, poesie, racconti e romanzi. Ha tradotto in italiano opere poetiche e narrative di autori russi e ucraini. Direttamente in lingua italiana scrive solo da alcuni anni, riscuotendo un notevole successo. È vincitrice del concorso di poesia (edizione 5 marzo, 2009) e finalista del concorso ‘Parole e Poesia’, 2012. Diploma di merito: 18° Concorso Nazionale di Poesia Inedita “Ossi di Seppia” (Taggia – IM), 2011.

Suoi lavori sono inseriti nelle antologie di diverse case editrici italiane: Edizioni Delta 3; Edizioni Il Fiorino (Modena); Historica Edizioni; Giulio Perrone Editore (Roma). Sono state pubblicate presso opuscolo letterario ‘Inutile’ N°23 e N°42; rivista internazionale di poesia ‘Pi-greco’; rivista trimestrale ‘Psicologia e lavoro’ n°157; ‘Pensare ad arte’ – in italiano e in friulano.

Nel 2010 sono usciti il suo primo libro di poesie in lingua italiana ‘Profanerie private’, (Guarnerio Editore, Udine), poi ‘L’amore del giglio’ (Samuele Editore, Pordenone).

Nel 2012 – ‘Terra altrui’ (Samuele Editore, Pordenone).

Fra le partecipazioni più importanti: ‘Festa della poesia, 2010’, organizzata da Pordenonelegge dove ha rappresentato il Friuli Venezia Giulia; festa “Le Strade della Poesia” (Guardia Lombardi, 2011);  Trieste International Slam 2011, Giornata Internazionale della Poesia (Club Unesco di Udine, 2012), IV Festival internazionale itinerante “Acque di Acqua”, 2012 – Cormons (GO), Pordenonelegge 2012.

4 pensieri riguardo “Natalia Bondarenko

    1. si, di sicuro….. Quando si è chiuso Splinder, quasi tutti si sono trasferiti su FB. Ti toccherà di iscriverti. In ogni caso, fb si gestisce bene per discorso di privacy, puoi avere pochi amici e soltanto quelli che ti interessano, puoi anche iscriverti con tuo nome, ma poi, cambiare e mettere qualsiasi altro. Anche il soprannome. Così leggerai di più. Auguri, Marcos.

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