Gianluca Corbellini

*

Peso specifico

infine ci ritroviamo senza alibi
a tentare di spartire quelle acque
che non servono e non convincono
per peso specifico

anni di polvere sui davanzali
e impronte di gomiti, aspettando il ritorno delle anatre
l’eleganza di un tarsio
o qualsiasi forma d’inverno possibile

che sia una prigione poco importa
con gli occhi di un disertore
fuori
ad immaginare i tetti disfatti
tra cadute di cieli e satelliti

strana voglia di diaspora
questa, che tralascia le gambe
e sembra lontana
come una casa sotto le bombe

*

N Diverse

Qui è ancora buio
mentre mi cammini avanti
io indietro di decenni
a domandarmi la risacca dei tetti
e perché le n di chi sgombra cantine
siano sempre diverse

a volte, anche le parole possono essere randagie
come un gatto che annaspa
a un nemico immaginario
e poi finisce a terra o in fondo al foglio
che tanto è uguale

in fondo, basterebbe un giunto cardanico
per ritrovarci insieme
qualsiasi punto d’incontro ;
un quarto di luna, il mezzo giro di solstizio
una n diversa

*

Maggio ‘79

Di quei giorni qualsiasi
dove il sole cresce sui soffitti
che sembrano piazze semivuote
e i bar non fanno ancora male

tra le mani un trentatré del duca bianco
col peso nullo dei tuoi quaranta chili
la pelle come un campo da golf
con troppi buchi da curare

ed io, occhi di nebbia
a far finta di non vedere
di avere qualcos’altro da fare
un’ipotesi di uomo che mi preme

i segreti non si fingono, sono pozzi artesiani
e scavarci in parallelo è inutile

@ Copyright Gianluca Corbellini

.

.

Brevi considerazioni:

È l’attesa il  tema cardine di questi testi, un indugio che si veste ora di lenta agonia, ora di improbabile speranza di (r)incontro e palpita  per poi sfociare in male cronico, a tratti atroce.  Sì, perché la consapevolezza di ciò che è,  insieme alla rassegnazione di quel che è stato, ha la capacità di  muovere versi intensi ed eleganti:

/anni di polvere sui davanzali

e impronte di gomiti, aspettando il ritorno delle anatre

l’eleganza di un tarsio

o qualsiasi forma d’inverno possibile/


dove l’esistenza è ferma ai marmi freddi, ammutoliti di una finestra e le sbarre invisibili frenano anche i pensieri, ma la voglia di disertare il dolore è più forte, tanto da /tralasciare le gambe/  e migrare lontano da una casa ormai sotto le bombe. E neanche tentare di /spartire le acque/ non serve, in quanto sono talmente differenti da non convincere per /peso specifico/. Il titolo e la stessa menzione all’interno del testo richiama l’attenzione alla realtà, alla durezza, alla sottrazione matematicamente inevitabile. Non ci sono giustificazioni, né auspici,  le illusioni diventano polvere sul davanzale,  i lividi-impronte riemergono e non ci sono letarghi possibili. Ora il male è talmente tangibile da cercare una soluzione al di fuori di sé, proiettarsi magari nell’etere /tra cadute di cieli e satelliti/ e vagare ovunque, eccetto dalle parti del cuore.

L’autore in “N diverse” sembra procedere a tentoni in assenza di luce, così l’incipit proietta il lettore in questo tunnel dal quale non si può più uscire e il senso di straniamento, di abbandono è così forte da far nascere “parole randagie”. L’altro ti precede invece di affiancarti e così viene a mancare la percezione del tempo: /io indietro di decenni/ rimarca la sensazione di isolamento, come chi ha perso la bussola, non sa interpretare l’orologio, non riesce a dare fiducia alla vista, che così spesso inganna. E se il cuore non può più promettere nulla,  Gianluca fa ricorso addirittura alla meccanica, quel /giunto cardanico/ che garantirebbe l’incastro forzato e voluto da chi ancora ama e a modo suo spera. Queste enne diverse, forse nomi che in qualche modo creano superiorità da una parte ed impotenza dall’altra sgombrano cantine, nel bel mezzo di un trasloco? E non resta che litigare con un nemico immaginario.

Maggio 79 e i ricordi incombono con i loro segreti/verità. Sapori di adolescenza, acne, confusione, /quei bar che ancora non fanno male/ aprono sipari di irrequietezza e parziale incoscienza. Col senno di poi, la palla di vetro annegherebbe, ma che senso avrebbero poi quei soffitti sui quali nasce il sole, soffitti ancora vuoti come “piazze semivuote”? quando tutto ancora non doveva, non poteva, non sapeva di essere? la chiusa poi, talmente enigmatica invece di risolvere scava dentro, nel profondo come quei segreti che prendono strade diverse, a seconda delle ambizioni, dei caratteri, degli incidenti di percorso che ne fanno confidenze soffiate da un vento, a volte davvero impassibile.

Se solo volessimo analizzare il lessico delle poesie di Gianluca potremmo già intuire quella contraddizione esistente fra il sole e il fondo, il tetto e la cantina, i giorni e i pesi, i cieli e le impronte, i satelliti e le mani.
L’autore è ormeggiato al suolo ma quel paio d’ali gli premono in maniera catartica sul dorso:  i ricordi così come le aspettative sono àncore e boe.

f.c.

Gianluca Corbellini

 Prossima l’uscita di una sua raccolta di poesie.

11 pensieri riguardo “Gianluca Corbellini

  1. Devo ringraziare Francesca per avermi ospitato. E farle i complimennti per lo studio approfondito della mia poetica. Ha completamente ragione nel definire il mio scrivere come un’onda sinusoidale, la cui ampiezza raggiunge gli estremi di tutto lo spettro emozionale. Grazie

  2. Pingback: Desengaño
  3. Ero sicurissima che prima o poi t’avrebbero stanato. Sono strafelice per te, un po’ anche per me che ho amato la tua poesia a primo colpo. Un abbraccio, Gianluca, complimenti sincerissimi

  4. Condivido in pieno la sapiente lettura data da Francesca di queste poesie sospese magicamente fra dolore e annuncio di speranza. Un saluto a lei e a Gianluca.

  5. Grazie per il tag.
    Devo dire che leggo una scelta di testi in crescendo, delle immagini davvero originali e convincenti quelle usate dal caro Gianluca, nella quale poesia si bilanciano attualità e memoria andante con un necessario distacco che però si mantiene ancora nell’ombra viva della ricorrenza. Trovo alcuni passaggi davvero splendidi e pieni di metafore molto riuscite ed efficaci. Tra l’altro faccio gli auguri a Gianluca per la sua prossima pubblicazione, di cui ho saputo da poco; penso che qualora tutta la silloge abbia la stessa intensità di questi componimenti, sarà sicuramente un libro tosto! 🙂
    E brava a Francesca che sto iniziando ad apprezzare anche come attenta lettrice del materiale che seleziona.

    Un abbraccio a tutti/e

    Con affetto

    Antonio B.

  6. anni di polvere sui davanzali
    e impronte di gomiti, aspettando il ritorno delle anatre
    l’eleganza di un tarsio
    o qualsiasi forma d’inverno possibile

    Questi i versi che mi hanno attraversata da parte a parte, per poi lasciarmi avvicinare mollemente al resto ben (in) definito. Una poetica che ho trovato sospesa fra tetti e soffitti e un cielo risorto dal buio. Una proposta davvero interessante. Colgo l’occasione per fare all’autore i migliori auguri per il suo prossimo libro e ringrazio Francesca per la sua disamina lucida e precisa che ho molto apprezzato.

    Federica

  7. Conosco la poesia di Gianluca da molto tempo e credo sia una delle migliori proposte della rete, senza ombra di dubbio. Devo comunque complimentarmi con la signora Francesca che ha colto le mie stesse impressioni.

    1. Chiedo scusa a Francesca. Ho dimenticato di ringraziarla per averci dato modo di leggere ancora una volta le stupende composizioni di Gianluca. Imperdonabile!!! Lo faccio ora e le auguro un favoloso fine settimana e 1° maggio

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