scontrarsi satelliti

negami, se vuoi negami

ma non pronuncerò il tuo nome

in monologhi ormai sordi

 

avrai comunque le tue schiene da incastrare

a quelle noi che non hanno abbastanza voci

a quelle che rispondono a finali dal tono invitante

a quelle che ai ponti non credono –se non toccano-

e di fame prosciugano

 

dimmi quando è stato a scegliermi lo sbaglio

dove ho costruito torri con giocattoli rotti

se il silenzio è davvero un albero muto

che si dilania per non morire

 

a prescindere che potremmo salvare i paesaggi

da tutto questo niente che s’affaccia vasto

a rubare minacce e poi irrompe in un pianeta

troppo stanco per pettinarsi giorno

 

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